Into the lands of Bikepolo

Comincio con la fine: un piatto di penne al ragù e un ombra di rosso dopo un viaggio di 16 ore + 4 di lavoro in negozio per riprendere un pò i sapori di casa dopo aver mangiato le cose più improbe un essere umano possa deglutire. Ripiombato immediatamente nella dolce italica routine fatta di bimbi a squola, negozio, pulizia di casa, bollettini da pagare, lavatrici, rimontare la bici per il prossimo allenamento.. le solite cose insomma, quelle che avevo accantonato in queste due settimane nelle terre dove è nato il Bikepolo.

Si è qui infatti che si sono giocate le prime partite a questo gioco, nel 1998, come ci ricorda la targa affissa nel campo a Cal Anderson, il parco in Pine St  dove i ragazzi di Seattle si ritrovano. In effetti le prime partite si giocarono in luoghi diversi come parcheggi ed anche nel rooftop di un parcheggio in downtown ora demolito dove mi dicono si facessero memorabili trow in ed altrettanto memorabili barbeque. Era il buon Messman infatti che allora organizzò, all’interno del campionato mondiale di Messangers le prime partitine di polo. Mi dice che ci volle un bel pò prima che si arrivassere a giocare con una certa regolarità dopo quell’evento ma tenne duro costruendo e portando mazze per tutti (chi di noi non l’ha fatto..) e piano piano siamo ad oggi. Seattle World hardcourt Bikepolo Championship 2011, il mondiale torna nel luogo dove è nato.

Tutto è grande qui, le distanze, le salite, le discese, i parchi, le strade, i frigoriferi e il pelo delle moquettes, gli scaffali di QFC dove il latte sta nelle bocce da 1 gallone, e dove trovi qualche centinaio di gusti di succhi di frutta ed altrettante di bibite gasate. E grande è stata pure l’organizzazione messa a punto dai ragazzi di 206, la comunità di bike polo di Seattle. Quattro stupendi e lisci campi delimitati da alte balaustre in compensato immersi in un area isolata all’interno di Magnusson Park, un parco grande.. mhh…diciamo, per intenderci, grande un pò più di Creazzo. Uno splendido lago balneabile a qualche centinaio di metri (con altri due campi) e, incredibilmente, un clima mediterraneo per tutta la durata dei tre giorni di questo mondiale. Una sorta di paradiso del polo, cucine, tende per il merch, banchi da lavoro dove trovare ogni sorta di utensili e trapani, fuorchè le vitine da 2 cm per fissare i caps dei mallet, come dicevo tutto qui è grande e le viti non fanno difetto.

Noi atterriamo un paio di giorni prima dell’inizio delle gare, da Amsterdam ci fa compagnia Manù de L’Equipe, che va a raggiungere i suoi compari che già sono li, come lì già c’è il mondo del polo. Chi appena arrivato, come i ragazzi di Austin trovati in aereoporto, chi da qualche giorno prima, chi da qualche settimana e gira la costa west a giocare. Sento dire che gli europei sono stati un pò ovunque.. Portland, Frisco.. o a nord, Vancouver, anzi east Vancouver per l’esattezza, ad west, di là della baia, avevano cominciato ma poi sono spariti.

Nano (soprannome di Fernando) ci accoglie in aereoporto e ci ospita, vive su a Northgate qualche miglio ad est del parco dove si gioca ma con una collina in mezzo: mezz’ora di strada minimo, e siamo vicini… (esticazzi Giulio.. tutto mi avevi detto, ma non che Seattle aveva ste popò di salite..). Il jetlag ai miei compari gli fa un baffo e decidono di andare giù in Downtown a fare un giro e vedere che succede, si dice che gli europei siano tutti a Cal Anderson a giocare. Io, su stretto consiglio di Melanie, la quale mi sconsiglia la gita, desisto. Optiamo per Dick’s, scopriremo poi un classico di Seattle, hamburger in drivethru (un parcheggio con chiosco, per capirci). Con 4 dollari mangi un paninio piu che decente e bevi una coca. Saranno due settimane così, mangiare ogni schifezzuola a qualsiasi ora. Non mi stupisce che l’obesità sia un problema sociale nella grande america.

Il giorno seguente Cento e Mattia mi diranno che è stata un pò dura, finchè noi provavamo a dormire, senza per’altro riuscirci granchè, loro risalivano la città nel cuore della notte, sono minimo una dozzina di kilometri conditi da lunghissime salite e ripide discese.. un’ora minimo.. Cento dice che Mattia si è addormentato in una discesa. Io gli credo.

Al risveglio trovo Alejandro “Los Pelos” Carrillo che è padrone incontrastato del divano, sarà il compagno d’avventure per tutto il nostro soggiorno nello stato di Washington. Bacon e uova come piovesse e poi giù in città a vedere questa benedetta Seattle; è giovedì, ogn’uno per conto suo, è il nostro giorno libero prima di cominciare il torneo. Io e Mel ci fiondiamo subito al mercato coperto di Pike street, cuore pulsante della vecchia Seattle. Frutti ed alimenti di ogni sorta e banchi del pesce esagerati. Ci spariamo una zuppa di vongole in uno strano brodo che il giornale locale definisce la miglior zuppa di Seattle, non male… Poi su verso la Broadway, zona alternativ/fighetta dove pullulano negozi di abbigliamento vintage ed anticaglie in generale, bei caffè, cibi da ogni angolo del globo e, of course, negozi di bici. In effetti la bici butta un sacco, anche in questa città dove non ne è così agevole l’uso alla massa della popolazione e in un paese dove l’automobile è un simbolo e rimane comunque  ancora il mezzo di gran lunga più utilizzato. E’ la stessa immagine della bici che fa fico, molte le tee shirts dove è rappresentata, vedo carte da parati con le due ruote, tovaglie, spille.. un pò di tutto. è proprio il caso di dirlo: bicycle is a new black.

Verso sera siamo a Cal Anderson a fare un pò di partite.. un pò.. ne fai una ogni ora e mezza, ci sono almeno 50 persone che devono giocare e i mazzi di mallet sono portati dentro il campo in piu persone per essere divisi. Poi c’è il party di benvenuto, locations molto metropolitana, un club che non sò se fosse attivo, tags ovunque e classico odore di piscio/birra, poi due mini courts dove giocare 1 vs 1 con delle bici da bimbo e pure i mallets da bimbo; carino se non fosse che è impossibile starci sopra vista la quantità di liquidi a terra. Decidiamo di tornare e proviamo con un bus, qui questi mezzi trasportano frontalmente tre bici per ogni autobus, c’è un rack che si apre e leghi il tuo velocipede sotto lo sguardo attento dell’autista, non male come idea. La utilizzeremo ancora in seguito, specialmente quando, tornando dalle serate in downtown, ci troviamo ad essere un pelo alticci. Costo 2 dollari e 25, siamo in cinque, Mattia e Cento se la smontano e salgono con le bici in mano, tutti aspettano diligentemente che paghiamo e ci sistemiamo. Devo dire che ho trovato gli americani in forma, sorridono, chiedono, commentano.. li ho visti bene, credo sia una cosa della west coast..

Venerdì, si comincia. swiss round, tre gironi, noi siamo nell’ultimo, l’afternoon. Funziona così, sei in un girone di 20 squadre e a parte la prima che è sorteggiata le seguenti si giocano consequentemente al risultato ottenuto: vinci giochi con una vincente, pareggi idem e così via. il sistema a me piace, offre sempre partite di pari livello o quantomeno le alterna; italians preparatevi: il prossimo torneo che si giocherà dalle nostre parti sarà così. Dicevamo, caffè, donut, infiliamo la nostra divisa e si parte. I primi sono i “Doin It With Our Socks On” una mista di New York e non so dove.. parentesi: non ci sono squadre materasso qui, e se anche ci fossero sono chiodati per fachiri, le squadre piu scrause (ma è dura definirle tali) sono uscite al Wild Card Tournament che si è svolto nei due giorni precedenti, quelle che si sono qualificate sono già squadre di livello, questa è gente che si è fatta il coast to coast per venire ad incontrare tre barboni italiani, venderanno cara la pelle, e così è stato. Partita tirata, noi siamo in pieno jetleg piu l’emozione dell’esordio, piu il fatto che i Tigrotti cannano spesso la prima (anche l’ultima a dire il vero ultimamente..). Vinciamo 2 a 1, nulla di che il nostro gioco non è champagne e nemmeno prosecco, è tavernello, funziona; comunque va bene, l’importante è vincere, il gioco arriverà.. forse.. ed infatti..

I secondi sono i “818 Street Soldiers” di Los Angeles, bel nome eh? non avete visto le facce. Sono tutti chicani, tatuati ovunque, due sono anche normali fisicamente, il terzo è sui 100 kg. Giocano da duri, no che quando li abbiamo visti abbiamo pensato che non lo fossero, ce l’aspettavamo, quello che non ci aspettavamo era il loro modo di giocare. Ci dicono dopo, finita la partita, quando si diventa amici, che loro hanno dei courts molto lisci e giocano con il solo freno dietro quindi hanno sviluppato uno stile fatto tutto di derapate, praticamente fanno blocchi in derapage (buttandoci giù, alle volte) e non sbagliano i tiri, specialmente il grosso, quando decide di tirare la palla è nello specchio; questa sarà una costante. Chi si prende le responsabilità del tiro difficilmente non la mette verso la porta, loro come tutti i teams visti durante queste due settimane. Teniamo anche botta per quello.. almeno metà partita stiamo sull’ 1 a 1, poi in due minuti ne prendiamo 4. Bene, decidiamo di andare a prendere un super energetico allo stand che lo offriva.

Terza partita, “Team Priapism” sono di San Francisco” tutti sopra il metro e novanta, la novità è che giochiamo in uno dei due campi in riva al lago, ma anche noi giochiamo, nel vero senso della parola; la superfice non è perfetta come quelli principali, finirà 2 a 2 e ci rimarrà sul gozzo perchè era alla nostra portata, abbiamo fatto una partita tutta d’attacco, ma non è entrato il pero che ci ha permesso di vincere, e alla fine si rivelerà la partita decisiva. Cento spacca la catena e il time out dura moltissimo, un pò ci innervosiamo, vabbè peccato. A proposito: avremo qualche problema meccanico anche in seguito: il mio freewheel da 22 diventerà fisso, Cento fa fuori l’axle e Mattia durante un impeto d’amore riceve da Cento un masso sulla forcella che gli farà saltare le saldatura del V brake anteriore. Non sarà facile trovare i ricambi ma ce la faremo.

E’ il turno dei “Bike Cholo”, sono di Seattle giocano bene, lo fanno da almeno 4 anni, per divertimento pare, non sono in fotta-polo come noi, ma sanno cosa fare in campo. Uno è Nano, il tizio che ci ospita, una persona magnifica, pensiamo che sarà dura, invece facciamo mille azioni, siamo in continuo possesso della palla, li sovrastiamo sulla corsa, nei blocchi, tutto gira fuorchè segnare. Niente da fare milllioni di tiri e niente, non passa.. dieci minuti così, finche decidiamo di stare sempre piu in tre fuori finchè… prendiamo il pero.. e finisce così. Perdiamo 1 a 0. Fanculo, this is Bikepolo. Pecchiamo di inesperienza, queste sono partite che potevamo e dovevamo risolvere. Ora, sapremmo come fare, sono sicuro che adesso, con l’esperienza accumulata in queste due importanti settimane ce la faremmo a riprendere una partita così, ma li, alla prima giornata, nada.

Ultima partita della giornata, i Machetes, sono amici di Alejandro, messicani come lui di Guadalajara. Uno gioca bene, gli altri se la cavano egregiamente, sono alla nostra portata, dobbiamo farcela, comincia a fare scuro. Mi pare di ricordare che siamo subito andati sul 3 a 0, decisi, cattivi come il male. Poi buio sia in cielo che in testa, ci fanno 3 peri.. azz.. ci caghiamo sotto. No, non si può perdere anche questa, l’arbitro mi domanda se vogliamo ripartire da quel minuto l’indomani con una migliore visibilità, io non mi giro nemmeno a consultare i miei compagni, cerco lo sguardo del messicano per carpirne il suo stato d’animo, lo vedo tranquillo, mi annuisce che vuole continuare, io gli sorrido e gli faccio l’occhiolino, dico all’arbitro che vogliamo finire mi giro verso i ragazzi, ci guardiamo, non serve dirsi niente. In un paio di minuti facciamo due gol, di buona fattura anche una triangolazione chiusa da Mattia in rovescio, cosà che ci riuscira ancora. Siamo contenti, qui a vincere è stata la testa. Ora possiamo aprire qualche birretta, quella sera ci concederemo l’unica cena che tale può definirsi; andiamo da Jack’s, qui si mangia, seduti ad un tavolo, veri hamburgers ammerigani, tutto buono, furochè il prezzo. Ci pelano.

Sabato è il giorno della festa, se nella giornata precedente le squadre si presentavano nei tre segmenti di giornata a loro dedicati oggi tutti devono essere ai campi alle 9, il sistema rimane lo stesso ma spalmato nell’arco della giornata. Con il risultato che si giocheranno le rimanenti 5 partite del swiss round una a distanza alcune ore dall’altra. Unica pecca, se tale la si può chiamare, dell’evento.

Dunque, arriviamo e subito in campo: DTGP, acronimo di “Dans Ta Gueule Puceaux”, “te vegno in culo” sarebbe la traduzione terra-terra in veneziano. Mah.. dura..cmq nessuno parte battuto. Giochiamo una delle nostre migliori partite di sempre, come spesso ci capita con le squadre piu forti. E’ una partita briosa e piena di buone cose, ma anche spigolosa e di questo loro se ne lamenteranno (il bue che da del cornuto all’asino). Credo sostanzialmente che ci avessero decisamente sottovalutato, invece li abbiamo tenuti sino all’ultimo secondo, passando anche a condurre 3 a 2, sarebbe interessante analizzarla, a rivederla in video potremmo capire molto del nostro gioco… insomma per farla breve, siamo sul 3 a 3, c’è una palla che rimbalza forte verso la nostra porta, subiamo un contropiede, lungo la corsia Hugo si invola e Cento lo contrasta deciso, la palla se ne esce lenta sotto il suo bb nella metà campo, è preda di Mattia che la prende e la spara dentro. Hugo si lamenta con l’arbitro il quale annulla il gol, nulla di particolarmente vistoso a nostro parere e non solo. Azione seguente stessa cosa ma al contrario, Kevin, nostro compagno di divano a Vancouver, nonchè Deus Ex Machina di leagueofBikePolo.com, spiaccica Mattia sulla balaustra (ma ora l’arbitro su nostra rimostranza non considera chicken wings l’intervento..), Hugo riprende e la caccia dentro. Azz ..4 a 3 ci guardiamo in cagnesco, l’atmosfera è tesa, si riparte e segnamo.. cazzo loro non ci credono che stanno ancora sul 4 a 4 con noi.Tutti e sei corriamo come indemoniati, e smazziamo qualsiasi cosa sia di color arancio, poi mancano una manciata di secondi..puff.. segnano loro. E’ andata, ci abbracciamo con rispetto reciproco ed amici come prima, ma hanno vinto loro, però noi giochiamo la prima vera partita del torneo contro una squadra che poi mi pare arriverà nona. Bene, avanti così.

Nel frattempo Mel sistema un pò di merch, ci sono magliette di molti teams, tutte in un grande banco gestito sempre dai boys di 206, anzi è una ragazza che è incaricata; lei vende il materiale di tutte le squadre e mette via i soldini in buste separate: organizzazione impeccabile. Il nostro materiale va via bene, sarà il logo del Tigro, sarà il sapore del polo mediterraneo. Vi dò un consiglio, se andate ad un torneo di codeste dimensioni non serve portare tees personali, siamo tornati con un paio di chili a testa in più nelle sacche bici.

Poi tocca a “Pink e Bent”. vinciamo 4 a 1, vi dico la verità non mi ricordo nulla di questa partita la vedo ora su hardcourtpodium.com che aggiornava in diretta le partite. Ah, a proposito di diretta, domenica mattina prima di andare ai campi abbiamo dato una letta a LOBP e scopriamo con piacere che il campo A è live con una webcam, e ci becchiamo da casa, comodi in divano finchè facciamo colazione, in schermo gigante, Equipe vs Monkey Punch: beissimo!! I Monkeys usciranno nel double eliminations subito, ma nelle qualifiche hanno fatto vedere i sorci verdi a tutti strapazzando tra gli altri i Beavers 5 a 1. Onore a loro.

Capitolo “You Betcha”. Sono due ragazze e un boy, una è Cherry, di Seattle credo l’altra è Maja, forse tutti e tre sono locals. Beh.. voi non avete idea di come giocano ste due tipe.. si perchè lui sta in porta e le girls giostrano fuori. Perdiamo 4 a 2 e solo nella prima metà della gara ce la giochiamo alla pari, poi loro prendono il largo con un gioco pulito, preciso, e.. che dire le tizie piu toste che io abbia mai visto, cazzo toglierli la palla era un impresa, non mollavano mai.. non si faceva a tempo ad alzare la testa che ti compariva la loro mazza in mezzo alle palle. Non è che non abbiamo giocato, forse come quantità di lavoro svolto e di palle giocate gli siamo stati superiori, ma il loro goolie era pazzesco. Arrivavamo in velocità, si, perchè almeno sugli scatti riuscivamo a prendere una ruota, e lui, come un novello Bruce Lee con sgancio rapido rimbalzava qua e là a parare; segnarli sotto il bb era impossibile, metteva fulmineo la mazza raso terra tra le ruote rendendo impossibile il tocco a meno chè, con un lieve colpetto non si riuscisse ad alzare un pelo la palla… seeeh e chi siamo? L’Eghippe? Veramente brave (ah, nei top 10 quasi metà dei giocatori usa sgancio rapido.. dimmii se non dico una cazzata Stè.. cmq questo, anche se fossero meno, è per dire che noi in Italì.. ecco, mi son vecio, ma qualche giovine qui da noi potrebbe cominciare ad usarli: dai ragassi forza!!).

Poi “Cowpuncher”. Sono di Toronto mi par di ricordare. Brutta partita, sono forti, per carità, ma questa la perdiamo noi. Mentalmente deboli.

La giornata si conclude contro una mista Franco-Canada-Statunitense. Vinciamo senza particolari patemi. Siamo 37°. Fuori dai giochi, passano al double domenicale le prime 32. Tipo che tra la 39 e la 30 siamo tutti con lo stesso score, passa chi ha la miglior differenza reti. Col senno di poi bastava qualche gollonzo in più qua e la.. col senno di poi però.. cmq meglio 37° che 33°. Questo è quello che siamo ora, confrontandoci qui con i migliori al mondo, posizione piu o posizione meno. Non siamo gli ultimi europei, peggio di noi Gli Euro Cheating Mullett di Alejandro e Yorgo, che sfoggiano un nome spettacolare ed una maglietta rosa con scritta davanti ed il mullet (si, sto parlando proprio di mullet..) sulla coppa: numeri uno. I Rakete ancora piu sotto che forse pagano il fatto di non essere nella loro formazione classica.

Saturday night feever. C’è una festa, beh piu che una festa c’è un bar dove ci raduniamo, dove? giù!! altra scammellata. Beh questa è piu tranquilla non dobbiamo andare sino in downtown, è un pò prima, tra l’università e lo stadio degli Hawks, college football, uno stadio da 40 mila posti.. ghesboro !! Per andarci usiamo una ciclabile che scende da nord a sud per tutta la città, molto bella, in mezzo alla boscaglia ma anche tra le tipiche case di legno, non ha luci ed è carino perchè trovi polisti ad ogni miglio. Il posto è come un pub, ma yankee. Beviamo 10 pinte a testa, chiacchieriamo, giochiamo a freccette, lascio qualche dollaro a dadi e alle 01:00 precise precise ci spazzano fuori e li arriva la madama: troppa gente all’esterno del locale. 3 macchinoni con i lampeggianti accesi che fà un sacco “Hill street giorno e notte” in mezzo alla strada ci invitano ad andare a casa. Noi andiamo.

Il giorno seguente è l’ultimo del torneo. Le partite si susseguono veloci, gli europei si sostengono a vicenda. Che dire: il polo europeo fa ottima figura. Una decina di teams rappresentavano il vecchio continente, quattro o cinque, tra i primi dodici, si ergono a paladini. Tra gli altri i Ponys ginevrini di Clement uno tra i migliori giocatori al mondo ora, i tedeschi Synthese con Anna alla sua ultima partita con loro: David si fermerà a Vancouver qualche mese. All’East Vancouver Crown in programma la settimana dopo  proveranno a giocare con Eddy in porta, con ottimi risultati. L’Equipe bene ma non è bastato per portare il risultato a casa, saranno battuti e superati anche dai loro figliocci. E poi Call Me Daddy.. eh, con Greg in versione portiere.. se già Polò (alla franscese) e William spaccano, con il rosso parigino ci danno a più non posso. Arrivano in finale dal loser essendo stati battuti nella semi del winner dai Canucks, che vuol dire canadese in canadese. Fanno questa finale che è esagerata. Molti di voi l’hanno vista e come sapete le immagini non rendono come la visione live. Velocità e precisione pazzesca. I Canucks però tengono bene, non vi nascondo che mi piace il fatto che abbia vinto un team dall’età media piuttosto alta (ehheh), anche se il mio ed il nostro tifo era tutto per i francesi. La velocita nel passaggiosventola-stop-tiro è incredibile. Si segna molto di rovescio, i destri che salgono sulla propria corsia e ricevono da quella opposta tirano al volo delle bombe di esterno pazzesche, la gran parte indirizzate verso la porta, un pò come noi…. potevano anche farcela i Daddy’s poi cmq dovevano rifarla e dare la possibilità a East Van di perderne una, ma I vecchi canadesi (età media 32-34?) erano in giornata, astuti anche nel gioco fisico. La maggior parte delle squadre viste quì tira spallate che se le facciamo noi veniamo radiati dalla maggior parte dei courts della penisola, anche se onestamente credo che questo tipo di gioco sia figlio del loro amore per l’hockey e del fatto che con le sponde alte 1 e 50 tendenzialmente si rimbalza in campo.

Perdono 5 a 4 di fioi di Grenoble, bravi comunque, credo che il prossimo mondiale (Eddysons permettendo) non gli scapperà, troppo convinti, troppo in fotta. Ricchi premi e cotillons, baci e abbracci e foto di rito sul podio con coppe e birre. Tutto in pieno stile polo-ist. Voi sapete com’è, non devo dilungarmi. Grazie two-O-six, è stato bellissimo.

Ok !! siamo a Seattle, è lunedì, che si fà a Seattle di lunedì? si gioca a polo !! chiaro. Giu a Cal Anderson allora e trow in’s da 40 mallet al colpo, birrette, qualche burritos al messicano ufficiale di fronte, ma anche la zuppa di ceci spaccava.. alla seconda partita prendo un mallet nei denti che me li spacca in due, non male. Fortuna che mi ha beccato giusto il ponte davanti. Non chiedo neanche dove aggiustarlo, me li tengo rotti, così possiamo presentarci a casa di Robbie Board a East Van senza dare nell’occhio; anche a lui ne mancano un paio davanti. Qualcuno ironizza sul fatto che ora manca che se li rompa solo Mattia e dopo sembriamo dei veri duri.

Tutti si organizzano per spostarsi verso nord, Vancouver dista tre orette di macchina, 200 e passa miglia, un inezia per l’America. C’è chi va in treno via Amtrack, chi in bus (Greyhound), chi in bici da polo (Quentin from Geneva e consorte).Noi optiamo per noleggiare una vettura la quale ci permetterà di essere piu agili visto che il volo di ritorno è il mattino seguente la fine del prossimo torneo che andremo a giocare: L’East Van Crown !! si và nella tana dei campioni del mondo. Nel luogo dove è stato pensato e costruito il primo e sino ad ora unico campo specifico per il bikepolo

Mercoledì. Il jetleg che pensavo non mi sfiorasse è finalmente passato, arriviamo a Van City a bordo della Kia Fort stipata all’inverosimile. C’è un ponte enorme che passa sopra una baia ed offre al nostro arrivo serale una splendida ed ampia panoramica di Vancouver illuminata, questa visione ci eccita, a parte Cento che immagino voi tutti sappiate cosa stà facendo. Ken è il nostro gancio a East Van. Sarà che siamo fortunati, sarà che nel giro del polo tutti si fanno in quattro anche se manco ti conoscono, ma capitiamo proprio nella casa di uno dell’organizzazione. Vivono in 4 nella polo house, tutti giocano da un bel pò, Ken anche con i Top Centaur, c’era anche agli Worlds a Berlino, ma non me lo ricordavo. Un’ospitalità pazzesca. Li, come dicevo c’è anche Kevin DTGP/LOBP, altro caro ragazzo. E’ un secondo piano alla fine della Commercial Drive un via leggermente verso nord dal Downtown (si, qui ogni città ha il suo downtown, la sua main, La broadway..), una via che pullula anche qui manco a dirlo  di negozietti, caffè, bikeshops, liquor shops, Skateshops, barboni (no, homeless  molti di più un pelo piu a sud, giu sulla Hastings rd, tanti come non ne ho mai visti). Commercial Drive che un tempo era la via principale del quartiere italiano, e dove ancora rimangono i segni di quella

presenza, è piena di ristoranti dai nomi italici, e fuori da questi vecchi in doppio petto gessato guardano la gente passare, proprio come nei films. Questa via dicevo è super, sà un pò di europa con tutta la gente che cammina per strada (a differenza di Seattle dove se ne vede meno), ma però è Canada. Qui c’è pure Grandview Park, il parco che ospita il loro campo. Muretti in cemento per i primi 80cm e reti che continuano sino ai due metri, angoli del campo stondati ed ampissimi (il gioco sulle sponde è molto praticato da queste parti), asfalto liscio, grandezza giusta (sarà stato un 30X18 ?). Ah..!! Averne !!

Quindi Canada.. che si fa in Canada? si gioca a polo. Pick up a Grandview. Difficile descrivere l’emozione della mia prima partita. Si gioca in tranquillità, senza agonismo, “for fun” ma è un vero piacere. Ho la sensazione di giocare sull’olio, tutto e liscio (a differenza di come sarà giù ai campi a New Brighton Park). I passaggi sulla sponda girano sino sull’altra corsia, complici le ampie curve negli angoli del court.

Vancouver è molto carina, una grande città ma meno metropoli di Seattle. Saliscendi anche qui, ma tutto piu a misura, non bisogna fare dei 18% da 400 metri, tutto e piu moderato. La nostra vita si sviluppa attorno alla Commercial Drive, con qualche sortita in downtown o a pedalare negli splendidi parchi che costeggiano la baia. Il costo della vita è leggermente piu cara, una birra al bar costa sui 4 dollari canadesi. Qui le puoi comperare  solo nei liquor shop, che chiudono alla 9. Se non hai fatto scorta ciao, non si trova piu nulla, ma pure in questi rivenditori mica te la regalano, da un dollaro a due la lattina e puoi solo prendere pack da 6 o 12.. stranezze.. Ho fatto un paio di buttate in grandi supermarket tipo Safeway: di alcolici nemmeno l’ombra. In compenso, per chi desidera, ci sono i coffee shop.. (come a Seattle per altro).

E’ una bella città Vancouver, però il tempo è spesso coperto come mi dice Ken quando saliamo sul tetto della casa a fumarci una sigaretta e bere una latta, li mi fa vedere tutta la skyline della città, incorniciata dalle sue montagne illuminate a giorno dalle piste da sci. Così arriva l’indomani. E’ una delle nostre giornate free e visto che piove a dirotto, usiamo la macchina. Ecco, non c’è un cazzo da fare, noi con la macchina abbiamo proprio un pessimo feeling, il risultato è che il carro attrezzi se la porta via, e ci tocca pagare altri 150 dollaroni (la banconota da 5 ha disegnato due che giocano ad hockey.. azz.. proprio un paese giovane). Bon, una giornata per recuperarla, comunque risolviamo, non senza patemi e scazzi.. Poi un pò di festa. Dove? Da Robbie Board !!! ahhaha.. dai dai che sapete di chi parlo .. come ?? non avete mai visto il Rowbie Board Show ??! male… Vive in una casetta di legno classica a due piani. arriviamo e c’è un fuoco sulla carriola nel backyard e tutti attorno si scaldano, vedo subito la sua stanza blu da dove trasmette il suo show. Scoprirò poi che è proprio Ken che lo riprende e fa i montaggi dei suoi web appuntamenti. Mittico.

I giorno dopo, che è venerdì, c’è il “Metal To The Pedal Tournament”, noi non ci siamo iscritti perchè al momento della partenza non era ancora aperta l’iscrizione. Funziona che tutti si mescolano formando squadre che si danno nomi di bands metal (gli Alice in Chain sono metal?) e bisogna agghindarsi pure in stile. Ken gioca con gli Slayer e taglia i capelli di un suo compagno di squadra per usarli come pizzo del cantante (con i tribali che escono dalla maglietta..stiloso..). Tra una partita e l’altra c’è pure un “Air Guitar Mallet contest” .. ehhe a lot of fun !!! Io e Mel preferiamo fare shopping e verso sera siamo ancora a fare un pò di tiri a Grandview. Mattia e Cento invece vanno a vedere il torneo per fare un sopraluogo ai campi e giocare qualche trow-in. I courts sono quattro e prendono lo spazio di quattro campi da tennis, le sponde piuttosto basse e la superfice di asfalto un po vecchiotto è piuttosto ruvido e pieno di sassolini, crepe e buchette, non è il massimo della vita ma tant’è. Pensiamo che giocare in campi così livellerà la qualità del gioco verso il basso, pensiamo… Difficile tornare a giocare in queste condizioni dopo aver giocato in courts pressochè perfetti.

La sera prima del “EVC 2011” c’è un party. Si scherza, si ride, si balla..birrette.. sino alle 24:00 poi.. chiuso.. impossibile trovare la birra della staffa. Torniamo a casa. La nostra casa è diventata l’after party. A noi ci fa un baffo, dormiamo come sassi (non tutti eh Mel?), ma al risveglio ci sono morti ovunque e gente che dorme per terra in ogni dove.

Si parte, caffè takeaway e brioches da Fratelli’s, il caffè dei paisà sulla Commercial Dr. Scendiamo con calma, noi siamo nel secondo girone. Funziona così, il sistema è quello sperimentato a Seattle: Swiss Round con 48 squadre (tutte le top 50 dei mondiali americani in pratica) divise in due gironi da 24, uno alla mattina uno al pomeriggio. si dovevano fare 5 match a testa, poi per i tempi ristretti se ne faranno 4. Passano i primi 32 e vanno a fare, il giorno seguente, il solito double eliminations.

Si parte. La prima è con una mista di East Van, sono alla portata, noi piano piano cresciamo e stiamo anche fuori in tre, in scioltazza, se serve. Vinciamo 2 a 1 senza particolari sussulti, La prima è ok e serve a sciogliere la tensione. Il nostro obbiettivo è entrare nei 32, bisogna scalare 16 posizioni..mmhh.. sperem.. cmq siamo decisi, ci sentiamo bene, possiamo e dobbiamo farcela.

Secondo match: Eddysons.. esticazzi !! i Polosynthese con Eddy Toros al posto di Anna.. esticazzi 2. Credo che non abbiamo fatto piu di un paio di tiri in porta. Giocano subito in tre fuori, Mo e David girano intorno alla porta come squali attorno ad una barca in avaria sull’oceano,  Eddy viene a rompere il cazzo in mezzo a noi tre che siamo chiusi  balzellando qua e la e riuscendo spesso a buttarci giù; esticazzi 3 .. sono otto minuti di agonia. 5 a 0. Loro vinceranno il torneo dopo.. non c’è veramente nulla da fare, un altro pianeta, probabile che quella squadra avrebbe vinto anche a Seattle. Sembra la squadra piu forte del mondo.. anzi, oggi lo è. Perdiamo 5 a 0 contro la squadra piu forte al mondo: magra consolazione.

Ben, dopo i cinque schiaffoni torniamo in campo con un’altra mista di East Van si chiamano “i gioielli della corona”, “The Crown Jewels”, e vi spiego perchè: Ken fa il goolie, si proprio lui, è un classico, ritroviamo in torneo chi ci ospita, come a Seattle. Gli altri due sono due bimbi di 17 anni, sono i futuri campioncini locali (e quindi del pianeta), uno è alto e magro, tipo Mattia, come fisico, magari piu magretto, gioca bene, da tre anni. l’altro è piu piccino, anche lui gioca da un bel pò, è poco piu grande di mia figlia, anzi, è grande come lei, e pesa pure come lei, gioca con una bici con ruote da 28, e infatti si vede che gli è un cicin grande, però la mazza la sa usare bene, molto bene. Tutti i trick che si possono fare con un mallet glieli vedo fare, e anche di più. Ha un futuro radioso, ma ora ha noi davanti, tre veciotti (due dai..) che vengono dall’altra parte dell’ oceano e che non è che sono venuti li per farsi prendere per i fondelli da un bocia. Ci guardiamo, li temiamo un pelo, ma sono piccoli: che si fà? Semplicemente il nostro gioco, fatto di velocità e di blocchi, stiamo fuori tre, io lavoro solo di blocchi, Mattia e Cento fanno il resto. Finisce 2 a 2 con ken che ci ha messo dentro il gol del pareggio con estrema esperienza. Mancava un minutino, eravamo sopra e controllavamo bene. Ha preso una palla a metà campo, noi ci siamo schierati, lui ha guardato bene sotto il carro, Mattia l’ha visto che lui aveva visto, anche io avevo visto che Mattia aveva visto che Ken aveva visto, Cento avev.. si vabbè ha mirato bene bene, e ci ha infilato, Una bomba secca sotto il carro di tutti e tre. Ahahah.. quando abbiamo alzato la testa ridevamo.. lui aveva visto il buco, noi sapevamo che aveva visto il buco, ma d’altronde come cazzo si fà, sono millesimi di secondo.. bon.. 2 a 2.

Porca puttana è qui che scopriamo che ci saranno solo 4 partite, non piu 5, facciamo due conti, un pareggio non credo ci basta, il nostro score è 1/1/1, dobbiamo per forza vincere la prossima, chiunque sia l’avversario. Speriamo sia alla portata. Ettepareva !!: “Dans ta Gueule Puceau” ahmmerda.. ecco.. sono loro, di nuovo.. Non c’è Hugo però. C’è uno di Toronto, faccia da duro, fa il messanger mi pare. Non si chiamano DTGP ma BPTO, che non sò che voglia dire ma sospetto che sia la stessa cosa in torontiano. Noi? siamo tranquilli tutto sommato, questi abbiamo e questi bisogna battere, per entrare nei 32 (vedendo il piazzamento finale, 16°, alla fine della giornata ho il sospetto che anche un pareggio sarebbe bastato, ma noi questo per fortuna non lo sapevamo). Con Kev siamo tranquilli, è un ottima persona, certo è che qualche screzio dalla partita di Seattle è rimasta nelle nostre menti, il campò deciderà. Pronti via (ah non pensate al 3-2-1, sia qui che a Seattle si parte “on the whistle”, al fischio, per evitare partenze anticipate: giusto) ,sarà la nostra miglior partita, di quelle vinte, si perchè ne abbiamo fatte di ottime anche tra quelle perse, ma quelle sono perse, e come dice il mio amico Tajon: “meglio una brutta partita vinta oggi che una bella persa domani”. Niente, succede che li teniamo bene, giriamo veloci e precisi, siamo duri quanto basta nei contrasti, e perdiamo pochissime palle, loro sono altrettanto veloci ed hanno ottima sensibilità sul mallet, ma noi ci siamo, siamo li, presenti, con la testa dentro il match. E’ il nostro match, segnamo, la gente fa tifo, poi loro attaccano ma non passano. Vinciamo meritatamente, abbracci e grande festa. Ci siamo, siamo una buona squadra. Nulla di trascendentale eh, ma ci siamo. Noi, nella patria del polo, dimostriamo che anche in Italia, ci stiamo dando da fare. Riceviamo pacche sulle spalle all’uscita dal court, finiamo sedicesimi, dietro i Daddy quindicesimi. Vado sulla Hastings rd, al liquor shop a prendere due six packs, bisogna festeggiare: Siamo dentro !

E’ domenica, arriviamo in leggero ritardo e i Polodisiac sono già in campo che ci aspettano, sono forti, usciranno al turno successivo solo contro i Crazy Canucks 3 a 2, ma noi anche se ci siamo appena alzati dal letto ce la mettiamo tutta, in effetti non andiamo male, facciamo tutto quello che possiamo fare, ma loro una volta che ci segnano, si chiudono e ciao, non riusciamo piu a pareggiare sebbene disputiamo una partita generosa tutta in attacco, non si passa. Siamo nel loser bracket. Ci toccano i “Passes At The Bar”, non ricordo gran chè, vedo dal score board che vinciamo 4 a 2 mi par di ricordare che facciamo una buona partita, anzi ora che ci penso vinciamo in sicumera senza prendere grossi rischi, una vittoria ci vuole per tirare su il morale. Ora qualsiasi squadra arriva sarà dura. Ci capita “Wesley Crash” sono tosti, è una di quelle partite di cui parlavo prima, giochiamo bene ma perdiamo, andiamo avanti anche 3 a 2, poi cediamo; pareggiano e ci superano. Peccato, si può giocar bene quanto si vuole, si può ricever complimenti, ma se perdi e vai fuori non si può essere completamente felici, ma così và. Tra gli attestati di stima ce n’è uno che ci fa particolarmente piacere, è quello di Messman, chi è Messman? eh, ve ne parlavo all’inizio: avete presente quel gioco che tanto ci piace dove si rincorre una palla arancione pedalando su una bici ? ecco quel gioco l’ha praticamente inventato lui. Si è uno delle due, tre persone che per primi nel mondo si sono messi a colpire palline con una mazza  a cavallo di una bici. Noi tutti sappiamo che già si giocava uno sport simile, ma quello che noi ora pratichiamo, il polo moderno, L’Hardcourt bikepolo, l’ha inventato praticamente lui. L’ho ringraziato per questo, anche da parte vostra. E’ l’unico degli amici che allora cominciarono a giocare a praticare ancora, e lui che è di Seattle ci consiglia di partire gia in serata per tornare verso sud, onde evitare i pendolari della mattina nel rushhour, quelli di Vancouver, quelli al confine e quelli di Seattle, ed è lui, gentile a procuraci il divano per la nostra ultima notte a Seattle. Salutiamo tutti, abbracci a profusione, è tutto un “ci rivediamo in europa per i prossimi Worlds” (Genevra sembra sia il candidato piu quotato). C’è interscambio di odori ascellari e parole d’affetto in mille lingue, andiamo verso casa ad impacchettare le bici non prima di aver fatto l’ultimo pasto al Giapponese sulla Commercial Dr, mangiare qui un ottimo sushi/sashimi piu che abbondante costa 15 euro, meglio darci dentro che da noi ci pelano. Pronti via, in meno di tre ore siamo alla Seattle Polo Mansion di Leslie, una casa dove vivono una decina di polisti e dove arriviamo nel cuore della notte. La porta è aperta, tutti dormono, chi sui divani chi nelle proprie stanze di sopra. Siamo stanchi, Cento controlla che non abbiamo messo la macchina vicino a qualche idrante, che era il motivo per cui i cops ci hanno asportato il veicolo a Van city. Ci addormentiamo, quasi.. faccio a tempo a ripensare al nostro viaggio, alla groenlandia dall’aereo, all ‘west, ai fast food, ai fast joust, ai personaggi nei bus, alle canzoncine della radio doppiate da Cento, alla mia maglietta RC bella sudata che finirà a Tokio, alle ferite inferte e ai denti lasciati a Cal Anderson.. qua, nelle terre del bikepolo.

Chissà se queste due settimane di polo vacations ci hanno fatto crescere, come squadra. Io credo di si, lo scopriremo ai prossimi tornei in terra italica; di sicuro torniamo con un bagaglio piu grande, fatto di esperienze importanti e di nuove amicizie, con la consapevolezza che questo è solo un gioco, che ci piace fare, ma attorno a questo gioco c’è un mondo di persone fantastiche che parlano lingue diverse e che quando sono in sella ad una bici possono diventare i peggiori nemici , sportivamente parlando, che tu possa trovarti di fronte; perchè è così e solo così che dimostri al tuo avversario tutto il tuo rispetto.

Grazie a tutti quelli che abbiamo incontrato qui. Grazie ai nostri sponsor senza i quali questa trasferta ci sarebbe costata decisamente di più, dai piu grandi ai piu piccoli. Grazie a chi ci supporta, primi tra tutti i fradei di Riding in Circle con in testa il nostro mega presidente. Grazie a Fernando “Nano” e 206 Seattle Bike Polo, a Ken Regher e East Van Bike Polo, a Giulio Sanna, a Toni Tabarin, a Melanie che mi/ci ha sopportato e ovviamente ai miei due compari di avventura: grazie Cento, grazie Mattia. Ve vojo ben.

A presto con un ampio set fotografico.

Some pict are from Eighthinch.com e LaKersh

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10 responses to “Into the lands of Bikepolo

  1. Bel resoconto! Grande stima per voi!
    Un saluto dai vercellesi del team piccante

  2. Grazie. Ci vediamo a Torino.

  3. nerazzini cesare

    bon! trip che vi segnerà indelebilmente.questo traspare.

  4. Pingback: Il racconto dei Tigers dalla terra del bikepolo | Rosolino Polo

  5. “perchè è così e solo così che dimostri al tuo avversario tutto il tuo rispetto” mi ha messo i peli di punta. Tanto piacere legere la recensione. respect!

  6. bellissimo!
    Tommy

  7. Un bel racconto, davvero 🙂

  8. Proprio un bel racconto… esco a giocare adesso che mi hai messo una voglia!!!

  9. Ho le lacrime… grandi tigri come sempre. Ci siete mancati alla mazza d’oro! Ci vediamo a Torino! Bikepolo FTW!

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